giovedì febbraio 21, 2013
Nella prima parte del volume, l’autore ha voluto porre l’enfasi sia sugli aspetti maggiormente significativi della disinformazione (componente fondamentale della guerra cognitiva e più in generale della guerra psicologica) alla luce dei paradigmi interpretativi di Philippe Baumard, Loup Francart, Francois Géré sia sulla guerra cognitiva tout court nell’ottica interpretativa della École de guerre économique facendo riferimento ai contributi determinanti di Christian Harbulot, Didier Lucas e Alain Triffau sottolineando altresì come proprio la riflessione sulla guerra cognitiva e sulla intelligence economica abbia messo in evidenza la pericolosità dei movimenti sociali antagonisti nei confronti delle imprese.
Nella seconda parte, l’autore ha illustrato le modalità di sovversione contro informativa poste in essere da associazioni antagoniste ai danni delle imprese nella ricostruzione puntuale di Alain Tiffreau e Didier Lucas.
Nella terza parte, dopo aver sommariamente indicato i principali contributi della sociologia dei movimenti sociali con particolare riferimento ad autori italiani – disciplina questa che per prima ha saputo comprendere con chiarezza, indipendentemente ed autonomamente dalla École de guerre économique, le modalità operative dei movimenti sociali ed, in particolare del movimento alterglobal,con la finalità ora esplicita ora implicita di legittimarne metodi e finalità – l’autore ha interpretato il modus operandi del movimento alterglobal e dell’antagonismo pacifista facendo riferimento alle riflessioni di Gèrè, Francart, Jean- Luc Marret, François Ludovic e Huyghe François-Bernard sottolineandone la pericolosità per le istituzioni politiche e militari, pericolosità che viene troppo spesso sottovalutata o ignorata del tutto dai think tank nostrani, ma che al contrario è stato oggetto di accurate analisi non solo francesi ma anche da parte della Rand Corporation con i celebri lavori di Arquilla e Ronfeldt. Al di là dei numerosi esempi riportati nel saggio in relazione ai processi di destabilizzazione politica ed economica posti in essere dalle ong e dai movimenti alterglobal, sia sufficiente – a dimostrazione ulteriore di quanto affermato – porre la nostra attenzione sulla efficacia della campagna contro informativa attuata dal Centro Nuovo Modello di sviluppo (diretto da Francesco Gesualdi allievo di Don Lorenzo Milani) nei confronti della Del Monte, campagna che – a ragione – ebbe risonanza mondiale.
In ultima analisi siamo persuasi che l’analista di intelligence debba essere in grado da un lato di utilizzare con versatilità diversi approcci metodologici – per esempio quello della sociologia dei movimenti sociali, della guerra cognitiva francese o quello di Arquilla e Ronfeldt – per analizzare i movimenti antagonisti e dall’altro lato debba predisporre le necessarie contromisure a salvaguardia delle istituzioni politiche, militari ed economiche.
Sommario
Il volume affronta per la prima volta in Italia in modo ampio la riflessione strategica francese sulla guerra cognitiva.
Riferimento Internet: Cestudec.com
Biografia
Giuseppe Gagliano si è laureato in Filosofia presso l’Università Statale di Milano. Attualmente è Presidente Cestudec (Centro Studi Strategici Carlo De Cristoforis) e collabora con la «Rivista Marittima», l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, la Glocal University Network, la Società italiana di Storia militare, il Centro de Estudos em Geopolítica e Relações Intenacionais (Brasile), il Centre Français de Recherche sur le Renseignement (Francia), il Sage International (Australia), il Terrorism Research Analysis Consortium (Usa), Geostrategic Forecasting (Usa), l’International Journal of Science (Inghilterra). E’ autore di numerosi saggi e di articoli in lingua inglese e francese.
Gagliano Giuseppe, La guerra cognitiva nella riflessione strategica francese contemporanea, Edizioni Scientifiche Tangram, pagg. 214, 2012.
— CESTUDEC
Libri, International
lunedì settembre 22, 2008
Iniziato stamattina l’XI stage formativo-culturale per i giovani giuliano-dalmati nel Mondo
Sono 15 i giovani partecipanti allo Stage formativo-culturale nel Friuli Venezia Giulia giunto quest’anno all’XI edizione e destinato ai giovani discendenti da famiglie di origine giuliana, fiumana, istriana e dalmata provenienti da Australia, America Latina, Nord America (Usa e Canada) e Sud Africa.
Stamattina hanno avuto un primo incontro presso la sede dei Giuliani nel Mondo, Associazione che promuove l’iniziativa, per conoscersi ed apprendere i dettagli ma soprattutto i significati della loro permanenza in regione e territorio limitrofe per le prossime due settimane.
Per l’Associazione Giuliani nel Mondo, che promuove questi incontri con il contributo della Regione FVG, tali iniziative costituiscono un appuntamento annuale di notevole importanza, soprattutto per l’apprezzamento riscosso da parte dei giovani partecipanti, per la loro specifica finalità cioè quella di favorire una maggiore conoscenza dell’ambiente, della storia, della cultura e dell’arte, delle tradizioni popolari della Venezia Giulia e dell’Istria. I giovani partecipanti hanno modo di conoscere la realtà delle istituzioni, delle amministrazioni e della sfera sociale ed economica di Trieste, Gorizia, Udine e, in generale, del Friuli Venezia Giulia.
— Roberta Fidanzia
International, Formazione
domenica maggio 4, 2008
Giovedì 15 maggio, alle ore 10, presso l’Aula Magna della Pontificia Università Urbaniana, si svolge il Convegno Internazionale "Comunicazione Intercultura Missione" con esperti del mondo della comunicazione nel contesto sociale contemporaneo, con particolare riguardo agli ambienti della
missione e della multiculturalità. Specialisti provenienti da contesti europei, africani, asiatici e latinoamericani condivideranno con il pubblico le loro esperienze di lavoro e di vita. Al convegno, introdotto dal saluto di monsignor Ambrogio Spreafico, Rettore dell’Università Urbaniana, e monsignor Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, partecipano Bruno Vespa, noto giornalista Rai, il professor Luca
Pandolfi, antropologo, direttore del Centro di Comunicazioni Sociali dell’Università Urbaniana, e Mariano Benni, direttore dell’Agenzia Misna.
Offriranno la loro esperienza internazionale il professor Jacob Srampickal direttore del Centro Interdisciplinare sulla Comunicazione Sociale della Pontificia Università Gregoriana, la professoressa Maria Graça Almeida del Combonifem network, la professoressa Paola Moggi di Radionetwork Juba del Sudan, e infine la professoressa Maria Teresa Lerner, docente di
Linguaggio Giornalistico nell’Università de Buenos Aires.
Al termine della giornata di lavoro si svolgerà un workshop con di presentazione del Master in Comunicazione Sociale nel Contesto Interculturale e Missionario con l’introduzione ai due profili di specializzazione: Stampa e Comunicazione Istituzionale e
Comunicazione Audiovisiva e Multimediale.
— Roberta Fidanzia
Convegni, International
sabato maggio 3, 2008
Si terrà all'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente di Roma una conferenza dedicata alla moschea del Venerdì di Isfahan. Il relatore sarà il professor Bruno Genito dell'Università degli Studi di Napoli, L'Orientale, direttore della Missione Archeologica in Iran
Martedì 6 maggio, alle ore 17:00 nella Sala Conferenze (via Ulisse Aldrovandi, 16 - quartiere Parioli - Roma) si terrà la conferenza ‘Gis e studio della Moschea del Venerdì di Isahan: il monumento, lo scavo e l'archivio’. Ad illustrare gli aspetti, i risvolti, i primi risultati e a fare il punto della situazione sarà il professor Bruno Genito, direttore della missione archeologica in Iran. Presiederà l'incontro il professor Gherardo Gnoli, Presidente dell'ISIAO.
Quello di martedì 6 maggio sarà il quinto appuntamento del ciclo di conferenze ‘Archeologia italiana in Asia e Africa. Le missioni dell'Isiao’ organizzato dell'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente per conoscere e valutare, nella loro interezza, le attività di scavo e di studio delle missioni archeologiche che l'Istituto promuove e sostiene in varie zone dell'Africa e dell'Oriente.
La Missione Archeologica Italiana ad Isfahan ha una storia ultra trentennale. I primi lavori cominciarono intorno al 1970 del secolo scorso grazie al contributo dell'allora Organizzazione Nazionale per la Conservazione dei monumenti d'Iran (attuale Ente Iraniano per il Patrimonio Culturale, Turistico e dell'Artigianato) e dell'Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (Ismeo) sotto la direzione del professor Umberto Scerrato dell'Istituto Universitario Orientale di Napoli (ora Università degli Studi di Napoli, L'Orientale).
— Roberta Fidanzia
Archeologia, International
sabato aprile 5, 2008
Il ciclo di conferenze “Archeologia italiana in Asia e Africa. Le missioni dell’IsIAO”, organizzato dall’IsIAO (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente) al fine di far conoscere e valutare le attività di scavo promosse in varie zone dell'Africa e dell’Oriente, è giunto al terzo appuntamento. Martedì 8 aprile, a partire dalle ore 17:00, nella Sala delle Conferenze dell’IsIAO (Via Ulisse Aldovrandi, 16 Roma –quartiere Parioli) si terrà l’incontro dal titolo ”Alla scoperta di Magan e della prima Civiltà d’Arabia: quarant’anni di ricerche archeologiche nel Sultanato di Oman”.
Relatore del convegno sarà il professor Maurizio Tosi, direttore della Missione Archeologica in Oman. A moderare l’incontro e ad introdurre la relazione del professor Maurizio Tosi sarà il professor Gherardo Gnoli, Presidente dell’IsIAO.
Quella di cui si parlerà martedì 8 aprile è una delle missioni più antiche dell’IsIAO.
Molto affascinante è l’oggetto dello scavo: studiare la preistoria della navigazione oceanica nell’area arabica, ovvero come gli arabi hanno conquistato l’oceano.
Nel corso della conferenza inoltre, ci si incamminerà in un percorso che, andando indietro nella storia, porterà alla scoperta dei tratti culturali, delle abitudini e dei culti tipici delle genti che hanno abitato l’attuale penisola arabica.
La missione in Oman si svolge in collaborazione con l’Università degli Studi di Bologna e, come sottolinea il professor Tosi, grazie all’importante supporto del Ministero del Patrimonio e della Cultura del Sultanato d’Oman.
— Roberta Fidanzia
International, Archeologia
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