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AGENSU :: Agenzia d'informazione telematica per la storia e le Scienze Umane

I chierici della rivoluzione e della reazione, di Giuseppe Gagliano

lunedì febbraio 18, 2013

Non c‘è dubbio che l’intento principale del saggio non è stato quello di esporre in modo esaustivo la riflessione filosofico-politica anticapitalistica, antiliberale e antiscientifica presente nella cultura occidentale del novecento- ed in particolare di quella della sinistra marxista, anarchica e della destra radicale- ma è stato quello di individuare alcune tematiche comuni tra la cultura della sinistra del novecento di ispirazione marxista, socialista utopica e anarchica e la cultura della destra radicale. L’espressione destra radicale è stata usata in questo saggio come sinonimo di estrema destra nell’accezione di Pierre Milza nel suo saggio Europa estrema. Il radicalismo di destra dal 1945 ad oggi (Carocci, 2003), saggio nel quale lo storico francese-consapevole della non omogeneità ideologica della estrema destra – ha usato questo termine con la finalità di abbracciare storicamente tre famiglie politiche: quella controrivoluzionaria, quella del nazionalismo plebiscitario e il fascismo. Opportunamente lo storico francese include nella destra estrema il Groupement de recherche et d‘étude puor la civilisation européenne (GRECE), la Neu Rechte di Henning Eichberg e il Circolo Thulé fondato nel 1983. Per quanto concerne quella italiana (a tale riguardo le riflessioni di Franco Ferraresi e Francesco Germinaro risultano di estrema rilevanza) l’estrema destra comprende la corrente evoliana (e naturalmente la riflessione di Adriano Romualdi), la riflessione frediana, il negazionismo di Cesare Saletta, Andrea Chersi e Carlo Mattogno, il Fronte Nazionale tilgheriano, Forza Nuova, il Partito Comunitario Nazional-europeo (PCN), il periodico “L’uomo libero”, la rivista “Orion” e la Società Editrice Barbarossa, le case editrici All’insegna del Veltro fondata da Claudio Mutti e le Edizioni Settimo Sigillo fondata da Enzo Cipriano, Marco Tarchi direttore di “Diorama letterario”, Massimo Fini, Marcello Veneziani, Stenio Solinas e Gianfranco De Turris.
Nella prima parte del saggio abbiamo esposto in modo ampio le interpretazioni filosofico-politiche e sociologiche di maggiore rilevanza volte a demistificare la visione del mondo dell’intellettuale antagonista facendo riferimento alle riflessioni – quanto mai attuali – di Raymond Aron, Luciano Pellicani, Lucio Colletti, Giuseppe Bedeschi e Daniel Bell.
Per quanto concerne le tematiche espresse dai chierici o intellettuali della sinistra novecentesca presi in esame nella seconda parte saggio queste sono state individuate nel rifiuto del capitalismo e del liberalismo, dell’Illuminismo e della riflessione cartesiana- baconiana, della democrazia rappresentativa e della società di massa, della rivoluzione industriale, del riformismo gradualistico, della conoscenza oggettiva delle discipline scientifiche interpretata come temibile concorrente rispetto alle forme culturali tradizionali di matrice prevalentemente umanistica e infine del rifiuto dell’America letta come paradigma del male. A tale proposito una delle tematiche che ha accomunato – ed accomuna – sia la sinistra radicale che la destra radicale è certamente l’anti-americanismo le cui motivazioni sono state individuate con estrema lucidità da Massimo Teodori. Secondo lo studioso italiano le cause sono da individuarsi ora nella avversione alla politica di potenza americana ora nel rigetto del modello culturale americano e più esattamente nel rifiuto consapevole o meno dell’individualismo, del capitalismo, del primato tecnologico, del pragmatismo sostanzialmente anti-ideologico. Facendo riferimento alle tesi del sociologo Paul Hollander Teodori rileva come l’antiamericanismo sia interpretabile come anti-americanismo di natura nazionalista, di natura anticapitalista e infine si origini dal rifiuto della modernità. La diffusione dell’individualismo, del liberalismo del capitalismo hanno cioè messo in crisi i valori tradizionali determinando un atteggiamento di ostilità più o meno radicale. Ebbene non c‘è dubbio che da un punto di vista squisitamente storico l’antiamericanismo nel suo complesso sia stato teorizzato e difeso da tutti coloro – rileva Teodori – che si sono fatti – e si fanno – portavoci di programmi politici rivoluzionari e reazionari. Nonostante le ideologie totalitarie di destra e di sinistra siano concluse tanto quanto i modelli anticapitalisti e terzomondisti, l’antiamericanismo continuerà ad essere teorizzato da ideologie radicali come quelle presenti nel movimento alterglobal.
Quanto alla concezione della storia degli intellettuali di sinistra che è emersa – ora implicitamente ora esplicitamente nel saggio – questa è stata di volta in volta descritta attraverso scenari apocalittici, è stata letta in un’ottica messianica ed escatologica – rigettandone la complessità e determinando la mitizzazione della società preindustriale – e in un’ottica manichea sia in relazione alla dimensione politica che a quella morale e culturale. La lettura fatta della storia dagli intellettuali di sinistra ha inoltre determinato una interpretazione arbitraria e priva di rigore storico-filologico sia della filosofia che dello sviluppo delle istituzioni, conducendo inevitabilmente ad una utilizzazione di strumenti interpretativi della realtà sociale assolutamente inadatti ad interpretarla, alla elaborazione di modelli interpretativi del tutto privi di riscontro oggettivo e ad accostamenti arbitrari e strumentali tra sistemi di potere asimmetrici. Quanto all’immagine dell’intellettuale che emerge nel saggio è quella di un soggetto con un atteggiamento di indignazione permanente verso la realtà, nei cui confronti nutre l’utopica speranza di poterla trasformare radicalmente e di redimerla dai suoi mali. È emersa insomma una figura di intellettuale estraneo al mondo moderno (ma in taluni casi pienamente e contraddittoriamente inserito in esso), consapevole di essere diventato una figura del tutto marginale rispetto allo specialista nel campo delle scienze umane e delle scienze matematiche e naturali, un intellettuale che ha dunque assunto proprio per questa ragione un atteggiamento di risentimento, di rancore e di frustrazione verso la cultura scientifica e tecnologica come verso il capitalismo. Inoltre l’intellettuale di sinistra ha attuato una interpretazione dicotomica della realtà in base alla quale se da un lato ha mitizzato il sessantotto, le società preindustriale, la civiltà greca, la civiltà orientale, la Comune di Parigi dall’altro lato ha invece demonizzato il potere politico, la democrazia rappresentativa, il liberalismo e il capitalismo. Quanto alle alternative indicate queste si sono concretizzate ora in una forma di democrazia partecipativa dai contorni vaghissimi ora in una visione estetizzante della politica di matrice neoromantica ora in un’alternativa totalitaria di matrice marxista ora in un percorso mistico individuale ora infine in un’assenza vera e propria di alternativa. Quanto alle pratiche antagoniste progettate o messe in atto per contrastare e trasformare radicalmente il sistema di pensiero dominante queste sono state individuate: nel modello babeuvista e leninista, nella sovversione culturale attraverso la controinformazione, il sabotaggio e la disinformazione e nella disubbidienza civile.
Per quanto riguarda la cultura della destra radicale – l’espressione radicale si riferisce naturalmente a quegli autori le cui riflessioni risultano incompatibili con quelle del liberalismo e della Scuola Austriaca come ha opportunamente precisato Raimando Cubeddu nel saggio Atlante del liberalismo (Ideazione, 1997, p. 135) riflessioni che sono state apertamente avversate da De Maistre, Nietzsche, Heidegger, Gentile, Schmitt, Splenger, Pound, Guénon, La Rochelle, Céline, Evola, Cioran e Eliade le cui tematiche sono state illustrate nella terza parte del saggio questa ha rigettato di volta in volta: il comunismo, il liberalismo, l’illuminismo, l’individualismo, il capitalismo, la democrazia rappresentativa e parlamentare, la scienza e la tecnica, la civiltà industriale, l’empirismo e lo sperimentalismo nati durante la rivoluzione industriale, la rivoluzione scientifica, la riflessione cartesiana e baconiana e infine l’economia come scienza oltre che naturalmente la cultura di massa vista come cultura omologante ed alienante. Anche in questo caso l’interpretazione data della storia da parte degli intellettuali della destra radicale è assai lontana da quella delle scienze storiche e si è concretizzata: nella mitizzazione del concetto di nazione, nella demonizzazione della società preindustriale, nell’equipollenza – priva di qualunque legittimità storica – tra stalinismo e industrialismo, tra sistema liberale e sistemi totalitari, in una visione ciclica di matrice neosplengeriana in cui la civiltà moderna è vista come una inesorabile decadenza rispetto alla società preindustriale mitizzata, in una visione dicotomica in cui vi è una permanente ed irriducibile contrapposizione tra sapere profano e sacro, tra cultura umanista e cultura scientifica e infine tra cultura occidentale ed orientale. Di particolare interesse è il procedimento di vera e propria strumentalizzazione ideologica messo in atto dalla Nuova Destra nei confronti dei risultati delle scienze naturali e umane strumentalizzazione che naturalmente nasce da una lettura assolutamente arbitraria delle stesse. Quanto alle alternative indicate dagli intellettuali della destra radicale rispetto al sistema dominante attuale, queste sono state individuate: in un totalitarismo di matrice stalinista e nazifascista, nel nazionalismo di tipo militare o di tipo social rivoluzionario, in una forma di individualismo aristocratico ed estetizzante, nel recupero di una tradizione di matrice spiritualistica edificabile politicamente sul corporativismo, nel misticismo di tradizione orientale ed occidentale e infine in un’Europa imperiale federale di matrice ghibellina. Per quanto concerne l’intellettuale della destra radicale, il suo ruolo -caratterizzato da un atteggiamento profetico e di permanente indignazione analoga a quella dell’intellettuale della sinistra radicale – si è concretizzato nella convinzione di potere sovvertire il sistema dominante sfruttandone le debolezze attraverso tecniche di sabotaggio, di infiltrazione all’interno del sistema dominante e di pratiche rivoluzionarie di natura reazionaria.
Il volume si conclude con due distinte appendici. La prima appendice ha avuto come sua finalità quella di mostrare le mistificazioni epistemologiche di noti esponenti della filosofia contemporanea, mistificazioni analoghe a quelle emerse sia nella seconda che nella terza parte del saggio. Infine la seconda appendice illustra sinteticamente le riflessioni di Umberto Galimberti, di Marcello Veneziani e Massimo Fini che risultano a tal punto omologhe e convergenti nelle finalità che potrebbero essere intercambiabili le une con le altre.

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I chierici della rivoluzione e della reazione – saggio di Gagliano Giuseppe Presidente del Centro Studi Strategici Carlo De Cristoforis (cestudec.com) – presenta al lettore italiano una analisi comparativa tra intellettuali di sinistra e intellettuali della destra radicale sulla base dell’anticapitalismo, dell’antiliberalismo e del rifiuto della democrazia rappresentativa che li ha caratterizzati.

Giuseppe Gagliano, I chierici della rivoluzione e della reazione, Aracne, 2013.

CESTUDEC

Filosofia, Libri

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Le radici della libertà. Per un’interpretazione del pensiero di Augusto Del Noce

sabato novembre 15, 2008

Per le edizioni Marietti è recentemente uscito un voluminoso studio dedicato ad Augusto Del Noce (1910-1989), uno dei pensatori italiani più originali del Novecento.
La novità della linea del volume s’intravede già nel titolo e, seguendo l’organizzazione dei quattro capitoli, s’intuisce sin dal principio che non si ha davanti una biografia, né uno studio ristretto esclusivamente ad uno dei diversi settori nei quali si svolse l’indagine delnociana, come il Seicento francese, l’ontologismo moderno, il neoidealismo italiano o il marxismo. Il volume è, infatti, una rilettura di Del Noce incentrata sul tema della libertà. Si riconnette quindi esplicitamente ad una linea interpretativa che ha visto nella riflessione sulla libertà il leit motiv della filosofia di Del Noce (Augusto Del Noce e la libertà. Incontri filosofici, a cura di C. Vasale e G. Dessì, Sei, Torino 1996).
Il senso dell’espressione “radici della libertà” è chiarito dall’Autore nell’introduzione al volume: il filo conduttore capace di legare settori di indagine così disparati può essere rinvenuto nella ricerca di un fondamento metafisico della libertà. Del Noce, stimolato dalle vicende politico-culturali degli anni Trenta, avrebbe intuito precocemente il tragico nesso tra attivismo e nichilismo presente nella cultura contemporanea e lo avrebbe ricondotto ad una identificazione della libertà umana con un ideale di “creatività” mutuato dalla tradizione teologica di matrice ebraico-cristiana. La libertà allo stato puro, intesa, quindi, come assenza di presupposti e pura attività auto-creatrice, si affaccia nella cultura moderna con la concezione cartesiana di Dio, che può essere fatta rientrare nei quadri di un “volontarismo teologico”. I problemi che presenta sul piano metafisico e teologico si ingigantiscono se essa viene traslata entro un orizzonte di pensiero immanentistico, come sembra avvenire nell’ambito di una particolare linea di svolgimento del pensiero moderno e contemporaneo che culmina, a giudizio di Del Noce, nel neoidealismo italiano. Attraverso questa premessa, necessariamente sintetizzata in questa sede, ma densa di profonde riflessioni che derivano da un bagaglio filosofico dell’Autore di notevole rilievo, si giunge alla identificazione della domanda di fondo della faticosa indagine delnociana: come riaffermare una concezione della libertà che possa riproporre -nel quadro del pensiero moderno- l’idea tradizionale del “libero arbitrio” quale risposta umana all’iniziativa creatrice divina?
La ricostruzione operata da Paris insiste sull’aspetto profondamente personale di questa ricerca, che egli invita a leggere come una tormentosa ricerca da parte di Del Noce di una conferma razionale della propria fede cattolica. L’interesse per la dimensione politica sarebbe scaturito, dunque, secondo questa linea interpretativa, dall’approfondimento della problematica personale di verifica dell’adesione al cattolicesimo. In definitiva, Del Noce andrebbe letto più che come pensatore “militante”, come testimone di un drammatico confronto tra cultura cattolica e dimensione politico-culturale contemporanea. Questa chiave di lettura risulta particolarmente evidente nel primo capitolo, L’inizio del percorso filosofico: la libertà del soggetto, in cui si scava nella formazione liceale ed universitaria di Del Noce -avvenuta nella Torino degli anni Venti e Trenta- nel tentativo di cogliere la particolare prospettiva nella quale il grande tema filosofico della libertà si è presentato alla sua riflessione. Lo scenario che si offre agli occhi del lettore è quello di un contesto culturale particolare: una Torino intellettualmente molto vivace ed aperta alle istanze ed alle sollecitazioni della filosofia europea, ma sulla quale inizia ad incombere la pressione ideologica del regime fascista. Cresciuto in un ambiente familiare di rigida tradizione cattolica, il giovane Del Noce, apparentemente, sembra tenersi lontano dalle tematiche politiche, quasi acquietato in un “afascismo” tipico di una larga parte del mondo cattolico. Nel suo intimo, al contrario, si va svolgendo un profondo travaglio. La sua acuta sensibilità nei confronti delle forme di violenza, comprese quelle morali ed intellettuali, lo invita a cercare il dialogo con Piero Martinetti, filosofo che allora esprimeva una forma molto particolare di idealismo, aperta ad una visione metafisico-religiosa improntata ad un forte dualismo tra dimensione empirico-storica e metafisica.
La filosofia come liberazione dal finito, dal male, e come ritorno all’Uno esercita sul giovane Del Noce un grande fascino ed è per lui come un banco di prova per il suo cattolicesimo. Il volume di Andrea Paris insiste sulla “fase martinettiana”, che culmina nel quinquennio 1936-41 ed incentra su di essa il periodo giovanile del pensiero delnociano. Per l’Autore, più che nella versione di Croce e Gentile, l’idealismo è affrontato e meditato in quegli anni da Del Noce attraverso Martinetti, autore nel 1928 di un volume intitolato La libertà, dove la concezione ebraico-cristiana del libero arbitrio veniva sottoposta ad una critica serrata.
Si arriva, così, ai due capitoli centrali del libro di Paris, imperniati sul problema filosofico del libero arbitrio, che viene affrontato da due punti di vista: da una parte l’approfondimento del cartesianismo e, dall’altra, il confronto con il “dualismo metafisico” di Martinetti. La tesi di laurea sul pensiero di Malebranche, sostenuta nel 1932, fornisce a Del Noce il materiale per una serie di saggi di approfondimento che pubblica tra il 1934 ed il 1945 e che confluiranno nel secondo dopoguerra nella grande opera Riforma cattolica e filosofia moderna (del 1965 e mai rieditata).
Ci si addentra, dunque, nella parte meno nota della produzione delnociana: un tortuoso percorso entro il dibattito sul cartesianismo iniziato nel Seicento e proseguito nel pensiero francese fino al Novecento. Agli occhi dell’Autore, Del Noce contribuisce a delineare una nuova immagine di Descartes come “filosofo della libertà”, in netto contrasto rispetto alle riletture del cartesianismo come inizio del razionalismo e dell’illuminismo moderno.
Meditando e approfondendo Descartes, Malebranche e Pascal, Del Noce va elaborando la sua risposta all’idealismo contemporaneo. Risposta che viene ricostruita nel terzo capitolo del volume, Ontologia della libertà e filosofia dell’esistenza, nel quale l’Autore vuole evidenziare i punti di contatto tra Del Noce e pensatori che allora riflettevano su temi analoghi, come Pareyson e Marcel. Emerge un quadro notevolmente complesso: il pensiero delnociano si muove tra ontologismo ed esistenzialismo cercando di costruire una filosofia della contingenza radicale, interamente sospesa sul confronto tra libertà divina e umana.
L’ultimo capitolo, Intellettuali, senso comune e crisi politica, si concentra sulla dimensione socio-politica di Del Noce, attraverso l’analisi dei suoi primi scritti -in parte rimasti allora inediti- che negli anni Quaranta lo rivelano interprete della realtà italiana. Egli, infatti, tenta di comprendere il senso del dramma che l’Italia viveva allora: il crollo del regime, il ruolo degli intellettuali ed il rapporto con il “senso comune” del popolo italiano. È lo stesso Del Noce che vive l’esperienza della sinistra cristiana di Rodano e Balbo, ma che finisce per non aderire al loro movimento.
Il proposito di Andrea Paris è quello di ricostruire i sottili fili che legano le indagini politiche con i precedenti studi più strettamente filosofici, mostrando e dimostrando in questi l’origine dei giudizi particolari e “controcorrente” che Del Noce inizia a formulare allora e che lo renderanno un pensatore “scomodo”, non interamente allineato né alle posizioni cattoliche, né laiche. Accettando il rischio di incomprensione e di solitudine, dunque, Del Noce proseguirà nella sua strada di un’interpretazione “filosofica” della realtà politica contemporanea, persuaso che al di sotto degli eventi storici si giochi una partita decisiva: la scelta tra il recupero di alcune “virtualità” ancora vive ed attuali della grande tradizione filosofica classica oppure una forma di autonomia che si traduce in negazione di ogni legame, con la tradizione, con il bene comune, con il fondamento ontologico, in una parola che si traduce in “solipsismo”.

Andrea Paris, Le radici della libertà. Per un’interpretazione del pensiero di Augusto Del Noce, Marietti 1820, Genova-Milano 2008, pp. 302.
Roberta Fidanzia

Recensioni, Filosofia

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Il liberalismo di John Stuart Mill a Roma

lunedì gennaio 21, 2008

Il liberalismo di John Stuart Mill e l’Italia di oggi in una conferenza su Mill che si terrà a Roma presso la Sala del Cenacolo, in Vicolo Valdina, 3/a il 23 gennaio 2008 dalle 15,00 alle 19,00, in occasione dell'uscita del volume "Introduzione a Mill" di Piergiorgio Donatelli, Laterza, 2007 e del precedente volume di Nadia Urbinati "L'ethos della democrazia", sempre per le edizioni Laterza, 2006

Al convegno, il cui scopo è verificare la fecondità della lezione milliana per i problemi concreti della vita sociale nell'Italia di oggi e valutare la fecondità di un incontro, mancato nel passato, fra liberalismo italiano e britannico, parteciperanno Mauro Barberis con la relazione "Le libertà degli antichi e dei moderni: liberalismo francese e liberalismo britannico"; Piergiorgio Donatelli con "Etica e religione, pubblico e privato: una prospettiva milliana"; Eugenio Lecaldano "Diritti, giustizia ed etica: il punto di vista del liberalismo milliano"; Alessandro Roncaglia "John Stuart Mill e le origini del socialismo liberale" e Nadia Urbinati con l'intervento "La libertà e le virtù del dissenso". Presiederà Enzo Marzo.

Perché la scelta di quest'autore? Nell'interpretazione dei relatori, John Stuart Mill ebbe la prodigiosa capacità di anticipare nella sua trattazione molte questioni problematiche della vita sociale e politica delle società industriali avanzate.
Secondo le linee interpretative che spingono questa discussione -che dal campo dell'economia si allarga alla filosofia ed alla politica-, i molti ritardi e le inadeguatezze della discussione pubblica italiana soffrono della mancata ricezione delle provocazioni e delle soluzioni presenti nei testi di Mill. I testi di J.S. Mill, rappresentano un'importante fonte di analisi, liberale, dei problemi della bioetica, legati alle nuove maniere di nascere e morire, della questione dei diritti umani, delle nuove forme di convivenza derivanti dalla dissoluzione della famiglia tradizionale, del ruolo delle credenze religiose nella vita pubblica e privata, e così via.
Scopo principale del convegno è quello, infine, di sollecitare studiosi e uomini di cultura a ripensare il contributo di Mill applicandolo alle questioni più scottanti dell'attualità, in una prospettiva sia attualizzante sia storica.
Roberta Fidanzia

Filosofia, Convegni

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Ciclo di conferenze "Le emozioni nella voce. La voce delle emozioni"

mercoledì ottobre 3, 2007

Nell'ambito del ciclo di conferenze "La strategia delle emozioni" dedicate al grande direttore d'orchestra G. Sinopoli, svolgentesi nel tempo compreso tra l'anno 2007 e l'anno 2009, il professor Federico Albano terrà una conferenza dal titolo “Le emozioni nella voce. La voce delle emozioni”.
Nell'ambito di tale occasione sarà affrontato il problema dei correlati fisici dei contenuti emozionali della voce ai quali è affidata la manifestazione di aspetti relativi non solo all'identità fisica dell'uomo, ma anche alla sua interiorità, alle sue attitudini, alle sue intenzioni ed ai suoi giudizi.
L'incontro parte dalla premessa che la voce porta gli interlocutori molto al di là del contenuto referenziale del messaggio fonico di cui essa è il veicolo e concorre potentemente ai processi della significazione.
8 ottobre ore 17.30. Aula Odeion - Facoltà di Scienze Umanistiche - Piazzale Aldo Moro 5, Roma.
Roberta Fidanzia

Conferenze, Filosofia

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Benedetto XVI all'abbazia di Heiligenkreuz

lunedì settembre 10, 2007

Papa Benedetto XVI ha visitato ieri sera l'Abbazia di Heiligenkreuz, a 30 chilometri da Vienna in Austria. Si tratta del monastero cistercense numericamente più grande d'Europa ed anche il più antico monastero cistercense attivo senza interruzione e precisamente dal 1135, quando fu fondato da Leopoldo III. Il nome Heiligenkreuz, (Santa Croce) si deve alle reliquie della Santa Croce che nel 1188 il Duca Leopoldo V donò all'Abbazia.
Nel suo discorso davanti agli studenti della Facoltà Teologica Pontifica e ai monaci, il papa ha sottolineato l'importanza dell'integrazione della disciplina teologica nella 'universitas' del sapere mediante le facoltà teologiche cattoliche nelle università statali, come ha posto l'accento sull'importanza che ci siano luoghi di studio, come quello che l'ha ospitato, dove è possibile un legame approfondito tra teologia scientifica e spiritualità vissuta. Il papa ha quindi ricordato San Bernardo, padre dell'Ordine cistercense che ''a suo tempo ha lottato contro il distacco di una razionalità oggettivante dalla corrente della spiritualità ecclesiale''. ''La nostra situazione oggi'' ha dichiarato il papa ''pur diversa, ha però anche notevoli somiglianze. Nell'ansia di ottenere il riconoscimento di rigorosa scientificità nel senso moderno, la teologia può perdere il respiro della fede. Ma come una liturgia che dimentica lo sguardo a Dio è, come tale, al lumicino, così anche una teologia che non respira più nello spazio della fede, cessa di essere teologia; finisce per ridursi ad una serie di discipline più o meno collegate tra di loro''.
Angelo Gambella

Religione, Filosofia

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