Le radici della libertà. Per un’interpretazione del pensiero di Augusto Del Noce · 15 novembre 2008, 15:30 by Roberta Fidanzia
Per le edizioni Marietti è recentemente uscito un voluminoso studio dedicato ad Augusto Del Noce (1910-1989), uno dei pensatori italiani più originali del Novecento.La novità della linea del volume s’intravede già nel titolo e, seguendo l’organizzazione dei quattro capitoli, s’intuisce sin dal principio che non si ha davanti una biografia, né uno studio ristretto esclusivamente ad uno dei diversi settori nei quali si svolse l’indagine delnociana, come il Seicento francese, l’ontologismo moderno, il neoidealismo italiano o il marxismo. Il volume è, infatti, una rilettura di Del Noce incentrata sul tema della libertà. Si riconnette quindi esplicitamente ad una linea interpretativa che ha visto nella riflessione sulla libertà il leit motiv della filosofia di Del Noce (Augusto Del Noce e la libertà. Incontri filosofici, a cura di C. Vasale e G. Dessì, Sei, Torino 1996).
Il senso dell’espressione “radici della libertà” è chiarito dall’Autore nell’introduzione al volume: il filo conduttore capace di legare settori di indagine così disparati può essere rinvenuto nella ricerca di un fondamento metafisico della libertà. Del Noce, stimolato dalle vicende politico-culturali degli anni Trenta, avrebbe intuito precocemente il tragico nesso tra attivismo e nichilismo presente nella cultura contemporanea e lo avrebbe ricondotto ad una identificazione della libertà umana con un ideale di “creatività” mutuato dalla tradizione teologica di matrice ebraico-cristiana. La libertà allo stato puro, intesa, quindi, come assenza di presupposti e pura attività auto-creatrice, si affaccia nella cultura moderna con la concezione cartesiana di Dio, che può essere fatta rientrare nei quadri di un “volontarismo teologico”. I problemi che presenta sul piano metafisico e teologico si ingigantiscono se essa viene traslata entro un orizzonte di pensiero immanentistico, come sembra avvenire nell’ambito di una particolare linea di svolgimento del pensiero moderno e contemporaneo che culmina, a giudizio di Del Noce, nel neoidealismo italiano. Attraverso questa premessa, necessariamente sintetizzata in questa sede, ma densa di profonde riflessioni che derivano da un bagaglio filosofico dell’Autore di notevole rilievo, si giunge alla identificazione della domanda di fondo della faticosa indagine delnociana: come riaffermare una concezione della libertà che possa riproporre -nel quadro del pensiero moderno- l’idea tradizionale del “libero arbitrio” quale risposta umana all’iniziativa creatrice divina?
La ricostruzione operata da Paris insiste sull’aspetto profondamente personale di questa ricerca, che egli invita a leggere come una tormentosa ricerca da parte di Del Noce di una conferma razionale della propria fede cattolica. L’interesse per la dimensione politica sarebbe scaturito, dunque, secondo questa linea interpretativa, dall’approfondimento della problematica personale di verifica dell’adesione al cattolicesimo. In definitiva, Del Noce andrebbe letto più che come pensatore “militante”, come testimone di un drammatico confronto tra cultura cattolica e dimensione politico-culturale contemporanea. Questa chiave di lettura risulta particolarmente evidente nel primo capitolo, L’inizio del percorso filosofico: la libertà del soggetto, in cui si scava nella formazione liceale ed universitaria di Del Noce -avvenuta nella Torino degli anni Venti e Trenta- nel tentativo di cogliere la particolare prospettiva nella quale il grande tema filosofico della libertà si è presentato alla sua riflessione. Lo scenario che si offre agli occhi del lettore è quello di un contesto culturale particolare: una Torino intellettualmente molto vivace ed aperta alle istanze ed alle sollecitazioni della filosofia europea, ma sulla quale inizia ad incombere la pressione ideologica del regime fascista. Cresciuto in un ambiente familiare di rigida tradizione cattolica, il giovane Del Noce, apparentemente, sembra tenersi lontano dalle tematiche politiche, quasi acquietato in un “afascismo” tipico di una larga parte del mondo cattolico. Nel suo intimo, al contrario, si va svolgendo un profondo travaglio. La sua acuta sensibilità nei confronti delle forme di violenza, comprese quelle morali ed intellettuali, lo invita a cercare il dialogo con Piero Martinetti, filosofo che allora esprimeva una forma molto particolare di idealismo, aperta ad una visione metafisico-religiosa improntata ad un forte dualismo tra dimensione empirico-storica e metafisica.
La filosofia come liberazione dal finito, dal male, e come ritorno all’Uno esercita sul giovane Del Noce un grande fascino ed è per lui come un banco di prova per il suo cattolicesimo. Il volume di Andrea Paris insiste sulla “fase martinettiana”, che culmina nel quinquennio 1936-41 ed incentra su di essa il periodo giovanile del pensiero delnociano. Per l’Autore, più che nella versione di Croce e Gentile, l’idealismo è affrontato e meditato in quegli anni da Del Noce attraverso Martinetti, autore nel 1928 di un volume intitolato La libertà, dove la concezione ebraico-cristiana del libero arbitrio veniva sottoposta ad una critica serrata.
Si arriva, così, ai due capitoli centrali del libro di Paris, imperniati sul problema filosofico del libero arbitrio, che viene affrontato da due punti di vista: da una parte l’approfondimento del cartesianismo e, dall’altra, il confronto con il “dualismo metafisico” di Martinetti. La tesi di laurea sul pensiero di Malebranche, sostenuta nel 1932, fornisce a Del Noce il materiale per una serie di saggi di approfondimento che pubblica tra il 1934 ed il 1945 e che confluiranno nel secondo dopoguerra nella grande opera Riforma cattolica e filosofia moderna (del 1965 e mai rieditata).
Ci si addentra, dunque, nella parte meno nota della produzione delnociana: un tortuoso percorso entro il dibattito sul cartesianismo iniziato nel Seicento e proseguito nel pensiero francese fino al Novecento. Agli occhi dell’Autore, Del Noce contribuisce a delineare una nuova immagine di Descartes come “filosofo della libertà”, in netto contrasto rispetto alle riletture del cartesianismo come inizio del razionalismo e dell’illuminismo moderno.
Meditando e approfondendo Descartes, Malebranche e Pascal, Del Noce va elaborando la sua risposta all’idealismo contemporaneo. Risposta che viene ricostruita nel terzo capitolo del volume, Ontologia della libertà e filosofia dell’esistenza, nel quale l’Autore vuole evidenziare i punti di contatto tra Del Noce e pensatori che allora riflettevano su temi analoghi, come Pareyson e Marcel. Emerge un quadro notevolmente complesso: il pensiero delnociano si muove tra ontologismo ed esistenzialismo cercando di costruire una filosofia della contingenza radicale, interamente sospesa sul confronto tra libertà divina e umana.
L’ultimo capitolo, Intellettuali, senso comune e crisi politica, si concentra sulla dimensione socio-politica di Del Noce, attraverso l’analisi dei suoi primi scritti -in parte rimasti allora inediti- che negli anni Quaranta lo rivelano interprete della realtà italiana. Egli, infatti, tenta di comprendere il senso del dramma che l’Italia viveva allora: il crollo del regime, il ruolo degli intellettuali ed il rapporto con il “senso comune” del popolo italiano. È lo stesso Del Noce che vive l’esperienza della sinistra cristiana di Rodano e Balbo, ma che finisce per non aderire al loro movimento.
Il proposito di Andrea Paris è quello di ricostruire i sottili fili che legano le indagini politiche con i precedenti studi più strettamente filosofici, mostrando e dimostrando in questi l’origine dei giudizi particolari e “controcorrente” che Del Noce inizia a formulare allora e che lo renderanno un pensatore “scomodo”, non interamente allineato né alle posizioni cattoliche, né laiche. Accettando il rischio di incomprensione e di solitudine, dunque, Del Noce proseguirà nella sua strada di un’interpretazione “filosofica” della realtà politica contemporanea, persuaso che al di sotto degli eventi storici si giochi una partita decisiva: la scelta tra il recupero di alcune “virtualità” ancora vive ed attuali della grande tradizione filosofica classica oppure una forma di autonomia che si traduce in negazione di ogni legame, con la tradizione, con il bene comune, con il fondamento ontologico, in una parola che si traduce in “solipsismo”.
Andrea Paris, Le radici della libertà. Per un’interpretazione del pensiero di Augusto Del Noce, Marietti 1820, Genova-Milano 2008, pp. 302.

Il liberalismo di John Stuart Mill a Roma · 21 gennaio 2008, 15:41 by Roberta Fidanzia
Il liberalismo di John Stuart Mill e l’Italia di oggi in una conferenza su Mill che si terrà a Roma presso la Sala del Cenacolo, in Vicolo Valdina, 3/a il 23 gennaio 2008 dalle 15,00 alle 19,00, in occasione dell'uscita del volume "Introduzione a Mill" di Piergiorgio Donatelli, Laterza, 2007 e del precedente volume di Nadia Urbinati "L'ethos della democrazia", sempre per le edizioni Laterza, 2006Al convegno, il cui scopo è verificare la fecondità della lezione milliana per i problemi concreti della vita sociale nell'Italia di oggi e valutare la fecondità di un incontro, mancato nel passato, fra liberalismo italiano e britannico, parteciperanno Mauro Barberis con la relazione "Le libertà degli antichi e dei moderni: liberalismo francese e liberalismo britannico"; Piergiorgio Donatelli con "Etica e religione, pubblico e privato: una prospettiva milliana"; Eugenio Lecaldano "Diritti, giustizia ed etica: il punto di vista del liberalismo milliano"; Alessandro Roncaglia "John Stuart Mill e le origini del socialismo liberale" e Nadia Urbinati con l'intervento "La libertà e le virtù del dissenso". Presiederà Enzo Marzo.
Perché la scelta di quest'autore? Nell'interpretazione dei relatori, John Stuart Mill ebbe la prodigiosa capacità di anticipare nella sua trattazione molte questioni problematiche della vita sociale e politica delle società industriali avanzate.
Secondo le linee interpretative che spingono questa discussione -che dal campo dell'economia si allarga alla filosofia ed alla politica-, i molti ritardi e le inadeguatezze della discussione pubblica italiana soffrono della mancata ricezione delle provocazioni e delle soluzioni presenti nei testi di Mill. I testi di J.S. Mill, rappresentano un'importante fonte di analisi, liberale, dei problemi della bioetica, legati alle nuove maniere di nascere e morire, della questione dei diritti umani, delle nuove forme di convivenza derivanti dalla dissoluzione della famiglia tradizionale, del ruolo delle credenze religiose nella vita pubblica e privata, e così via.
Scopo principale del convegno è quello, infine, di sollecitare studiosi e uomini di cultura a ripensare il contributo di Mill applicandolo alle questioni più scottanti dell'attualità, in una prospettiva sia attualizzante sia storica.

Ciclo di conferenze "Le emozioni nella voce. La voce delle emozioni" · 2 ottobre 2007, 20:14 by Roberta Fidanzia
Nell'ambito del ciclo di conferenze "La strategia delle emozioni" dedicate al grande direttore d'orchestra G. Sinopoli, svolgentesi nel tempo compreso tra l'anno 2007 e l'anno 2009, il professor Federico Albano terrà una conferenza dal titolo “Le emozioni nella voce. La voce delle emozioni”.Nell'ambito di tale occasione sarà affrontato il problema dei correlati fisici dei contenuti emozionali della voce ai quali è affidata la manifestazione di aspetti relativi non solo all'identità fisica dell'uomo, ma anche alla sua interiorità, alle sue attitudini, alle sue intenzioni ed ai suoi giudizi.
L'incontro parte dalla premessa che la voce porta gli interlocutori molto al di là del contenuto referenziale del messaggio fonico di cui essa è il veicolo e concorre potentemente ai processi della significazione.
8 ottobre ore 17.30. Aula Odeion - Facoltà di Scienze Umanistiche - Piazzale Aldo Moro 5, Roma.

Benedetto XVI all'abbazia di Heiligenkreuz · 10 settembre 2007, 16:00 by Angelo Gambella
Papa Benedetto XVI ha visitato ieri sera l'Abbazia di Heiligenkreuz, a 30 chilometri da Vienna in Austria. Si tratta del monastero cistercense numericamente più grande d'Europa ed anche il più antico monastero cistercense attivo senza interruzione e precisamente dal 1135, quando fu fondato da Leopoldo III. Il nome Heiligenkreuz, (Santa Croce) si deve alle reliquie della Santa Croce che nel 1188 il Duca Leopoldo V donò all'Abbazia.Nel suo discorso davanti agli studenti della Facoltà Teologica Pontifica e ai monaci, il papa ha sottolineato l'importanza dell'integrazione della disciplina teologica nella 'universitas' del sapere mediante le facoltà teologiche cattoliche nelle università statali, come ha posto l'accento sull'importanza che ci siano luoghi di studio, come quello che l'ha ospitato, dove è possibile un legame approfondito tra teologia scientifica e spiritualità vissuta. Il papa ha quindi ricordato San Bernardo, padre dell'Ordine cistercense che ''a suo tempo ha lottato contro il distacco di una razionalità oggettivante dalla corrente della spiritualità ecclesiale''. ''La nostra situazione oggi'' ha dichiarato il papa ''pur diversa, ha però anche notevoli somiglianze. Nell'ansia di ottenere il riconoscimento di rigorosa scientificità nel senso moderno, la teologia può perdere il respiro della fede. Ma come una liturgia che dimentica lo sguardo a Dio è, come tale, al lumicino, così anche una teologia che non respira più nello spazio della fede, cessa di essere teologia; finisce per ridursi ad una serie di discipline più o meno collegate tra di loro''.

Pensieri viandanti: antropologia ed estetica del camminare · 13 giugno 2007, 15:59 by Roberta Fidanzia
Berceto, presso Parma, sarà teatro del seminario residenziale "Pensieri viandanti: antropologia ed estetica del camminare", organizzato dalla Provincia di Parma e dal Dipartimento di Filosofia dell'Università di Parma con la direzione scientifica del prof. Italo Testa, docente del Dipartimento di Filosofia e il coordinamento della dott.ssa Sara Piovani, che si svolgerà dal 15 al 17 giugno.L'iniziativa si svolge nell'ambito del primo Festival italiano del Camminare "PassoParola", tre giornate di musica, letteratura, filosofia e danza, ed il seminario, snodandosi attraverso lezioni e camminate filosofiche, si propone di indagare gli aspetti antropologici, esistenziali ed estetici del camminare e, quindi, di ripercorrere storicamente alcuni momenti in cui la promenade è stata al centro della filosofia, della letteratura e dell'arte.
Immaginati e studiati quali animali che camminano, gli uomini hanno fatto esperienza del mondo da viandanti. Camminando -azione che ha plasmato lo spazio umano- ha preso forma anche il pensiero. Camminando l'uomo si lascia anche meravigliare dall'inattesa bellezza delle cose e costruisce l'esperienza estetica del paesaggio, contemplando l'utopia di un tempo liberato dagli affanni.
L'evento si configura, in conclusione, quale omaggio al gesto più ovvio ed enigmatico che sa compiere l'essere umano e che lo contraddistingue nell'ambito dell'intera Creazione.





